Conoscere per Sconfinare - A colori è Meglio

Siamo stati ieri, lunedì 20 marzo, all'inaugurazionedella mostra “Conoscere per sconfinare” frutto dell'impegno delle molte realtà del territorio trentino impegnate sul tema: Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale, Cinformi, Fondazione Bruno Kessler, Scuola Musicale Alto Garda, Cooperativa Arcobaleno, Gruppo iniziative Varone, Associazione “Rinia”, Associazione MAVÌ, Associazione Amicizia Ebraico Cristiana dell’Alto Garda, Comunità Islamica del Trentino. Allestita nella sala civica Craffonara di Riva del Garda, la mostra si propone come una vetrina che stimoli alla curiosità, all’approfondimento di un fenomeno storico - quello della migrazione - che non può, e non deve, essere ignorato.

Siamo stati ieri, lunedì 20 marzo, all’inaugurazione della mostra interattiva “Conoscere per sconfinare”, evento che si colloca all'interno della settimana contro il razzismo promossa dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. Allestita nella sala civica Craffonara di Riva del Garda, la mostra si propone come una vetrina che stimoli alla curiosità, all’approfondimento di un fenomeno storico che non può, e non deve, essere ignorato.

RIVA DEL GARDA - “E’ un piccola cosa questa – dice Paolo Tonelli della Cooperativa Arcobaleno, una delle molte realtà che hanno collaborato alla creazione dell'evento – ma, davanti ad un fenomeno planetario come quello della migrazione, tutto lo è”, e per questo ogni piccolo gesto assume un valore più profondo: il valore dell’attivazione, in contrasto alla passività in cui si trova spesso sospinti di fronte a temi dalle proporzioni globali.

All’inaugurazione, l’assessora Renza Bollettin ha sottolineato come il tema costituisca infatti una questione “delicata e complessa”. Conoscere per sconfinare è dunque una mostra che – sempre dalle parole dell’assessora - ”ci aiuterà a ricordare come tutti i popoli del mondo abbiamo origini antropologiche comuni, esito delle grandi migrazioni dell'antichità. Viviamo da questo punto di vista un momento difficile, nel quale si propone come doveroso lo sforzo di conoscere, perché solo la conoscenza può aiutare a capire, quindi a convivere”.

La mostra si articola in tre spazi: all’ingresso, sopra un unico tavolo, sono giustapposti oggetti dal simbolismo religioso di differenti confessioni. Un Gesù bambino riposa quasi avvolto da un Talled, il Menorah ebraico e lo Shofar condividono il piano con le ruote della preghiera tibetana. Una compresenza che vuole ricordarci che – se questi simboli possono convivere tutti sopra lo stesso tavolo, così anche sul tavolo della “comunità” le diverse ideologie possono pacificamente convivere risultando – proprio come nella mostra – in una suggestiva commistione di colori, materiali, forme ed idee. Concetto sottolineato, poi, dalle foto scattate nel villaggio di Neve Shalom Wahatas Salam, un villaggio tra Gerusalemme e Tel Aviv dove famiglie ebraiche, musulmane e cristiane hanno scelto di vivere insieme educandosi, nella quotidianità della convivenza, al rispetto e alla pace.

Poco più avanti, sulle pareti sono disposte le fotografie realizzate dall’Associazione MAVì nell’ambito del progetto “Being a refugee is not a choice”. I ragazzi dell’associazione sono stati ospitati all’interno del centro del campo di prima accoglienza di Marco di Rovereto dove hanno realizzato un work-shop di fotografia terapeutica. I volti degli ospiti del centro di Marco diventano quindi soggetto dell’esposizione: è importante, qui, non focalizzarsi semplicemente sul prodotto finale ma piuttosto sul percorso intero. Le facce appese non sono lì perché belle, o brutte, ma stanno lì per ricordarci della loro esistenza a tutto tondo, dei loro momenti reali ed irripetibili tanto quanto i nostri. Fotografarne i visi è testimoniare l’esistenza di una realtà spesso ignorata, o ridotta – ancora una volta – a semplice fenomeno. La fotografia dunque come strumento di esplorazione emozionale, a metà strada tra arte e terapia: un mediatore artistico.

Dall’altra parte uno spazio dedicato all’associazione “Unione Sport per tutti”. Una bicicletta e alcune foto per ricordare come anche lo sport possa, e debba, essere spazio e strumento d’integrazione. Così, sopra la dueruote, le foto delle iniziative “BAR – Bicycles Against Racism” e dei “Mondiali Antirazzisti” testimoniano l’impegno dei volontari nel giocare la partita dell’integrazione.

Una piccola mostra che ci sentiamo di consigliare (l’ingresso è libero) poiché nella sua “piccolezza” si rivela un grande gesto d'impegno.

 

Programma completo della Settimana contro il Razzismo:

http://www.gardatrentino.it/upload/files/Acoloriemeglio2017.pdf

(Andrea Pedrotti)

Martedì, 21 Marzo 2017 - Ultima modifica: Mercoledì, 22 Marzo 2017

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