E se lo Youth worker fosse un cane sciolto?

Riassunto del primo incontro della rassegna Capitali Trentini

Il primo incontro, il 15 febbraio, si è concentrato sui centri giovani, le strutture che hanno dato la parola da protagonisti al mondo giovanile e che sono ormai presenti diffusamente in tutto il territorio trentino e in molte realtà urbane, nazionali e non.

Esistono specificità(regionali/nazionali) dei modi con cui nascono e sono gestiti i centri giovani? Quali sono le principali sfide a cui sono chiamati coloro che si occupano della galassia giovani? Come vengono affrontate in Inghilterra, in Europa e fuori Europa? Cosa rende particolare lesperienza trentina?

Hanno risposto a queste domande Riccardo Loss, della Cooperativa Smart; Amanda Milan, con il suo studio sui centri giovani in Inghilterra; Liviana Concin, operatrice al Centro Giovani #Kairos di Pergine, in rete con diversi centri giovani europei e non solo; Ezequiel Lifschitz e Alfert Berisa, ragazzi coinvolti nel progetto BROADER (Boosting cross-border interRelations to Overcome Animosity and DEvelop human Rights educativo), i quali presenteranno il progetto e i Centri giovani dei Paesi dai quali provengono; Michele Giovanaz, ragazzo del centro coinvolto nello Youth Exchange nell’ambito del progetto BROADER e partecipante del progetto di Co-housing “Io cambio status”.

Ha fatto da moderatrice Alessandra Benacchio, già RTO del Piano Giovani di Zona di Trento e Arcimaga e curatrice di una ricerca sulla rete dei centri giovani del Trentino. 

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Lo youth worker è una componente importante del nostro tessuto sociale, dal momento che offre uno spazio concreto di contatto, scambio e condivisione tra i giovani, ma anche tra le generazioni. Pur non essendoci una definizione univoca in Europa, lo youth work ha come tratto comune quello di concentrarsi sui giovani, sul loro sviluppo personale e sulla partecipazione volontaria. È naturale interrogarsi sul perché così tanti ragazzi scelgano di vivere una tale esperienza e cosa sia questo "youth work" che sta guadagnando sempre più centralità nell'Agenda politica europea.

Chi è lo Youth worker? Esistono specificità dei modi con cui nascono e sono gestiti i Centri giovani? Quali sono le principali sfide alle quali sono chiamati coloro che si occupano della galassia giovani? Come vengono affrontate in Inghilterra, in Europa e fuori Europa? Cosa rende particolare l’esperienza trentina?

La serata di ieri ha provato a rispondere a queste domande, grazie al bellissimo e appassionato dibattito tra Alessandra BenacchioAmanda Disa, che portava l’esperienza vissuta a The Station Bristol, @Ezequiel Lifschitz
per l’Argentina, i Centri giovani del territorio (Smart Lab - Centro Giovani RoveretoCantiere 26Altropiano - Centro Giovani Altopiano della Paganella, @#Kairos) e tutti gli ospiti che hanno partecipato.

“È un lavoro difficile da identificare perché lavora proprio in prossimità ai giovani; quando domani ci sarà un’altra aspettativa e i giovani tra dieci anni avranno cambiato il mondo, dovremo ritrasformare tutto!”

“Quindi lo Youth worker non può essere identificato però, in qualche maniera, questo è un lavoro che richiede attitudine, passione e ore di sonno. È un lavoro che sta nel quotidiano lavare le tazzine, nella notte a progettare. È un lavoro che va fatto a 360°, è un lavoro che va fatto nella comunità, con tutti quanti, ed è un lavoro che non tutti sanno fare. E questa cosa va riconosciuta. Se si ha un talento e lo si sta mettendo in pratica a servizio della comunità, quel talento va identificato, riconosciuto e valorizzato. Non so se è lo Youth worker, però va tutelato.”

“Gli spazi dei Centri giovani sono bellissimi, ma sono soprattutto fatti dalle persone che ci lavorano ed è questo che li rende così belli e importanti”

Grazie a tutti per la bella lezione di passione e professionalità!

                             

Venerdì, 23 Febbraio 2018 - Ultima modifica: Lunedì, 26 Febbraio 2018

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