Enactus raccontato attraverso il contagioso entusiasmo di Elena Corn

Abbiamo chiesto a Elena Corn, del gruppo di Enactus Trento, di spiegarci cos'è Enactus e cosa significa far parte di un team Enactus.

Ciao Elena, mi racconti chi sei e il tuo percorso universitario?

Ciao, sono Elena, ho 24 anni, sono iscritta al secondo anno della magistrale in Innovation Management. È un corso che si svolge un anno a Trento e quello dopo a Pisa. Ho finito il mio secondo anno e ora mi sto dedicando alla stesura della tesi.

Come ti sei avvicinata a Enactus?

A Trento esiste il CLab, uno spazio nel quale sono organizzati molti eventi ed è collegato all'università di Trento. L'anno scorso sono arrivate due rappresentarti KMPG, Marta Chiesa e Francesca Bertolai, (sponsor ufficiale di Enactus internazionale) a presentare Enactus, poiché fino all'anno scorso non era presente in Italia. Ero curiosa, volevo vedere e scoprire cose nuove, così sono andata alla presentazione. Trento è stata la capofila e l’Italia si è unita l’anno scorso. Il gruppo originario è partito proprio a Trento da noi studenti di Innovation Management. Si sono poi uniti studenti di altre facoltà e ora siamo in 30.

Mi spieghi come funziona Enactus? E come si fa ad entrarci?

È una rete che unisce studenti, manager, personale accademico di tutto il mondo e che crede nell'imprenditorialità sociale per creare un mondo migliore. Ogni università può avere un proprio gruppo Enactus e qualsiasi studente può unirsi. L’unico requisito richiesto è essere motivati e avere tempo da dedicarci1: l’impegno necessario è tanto, perciò si parte in tanti ma poi c’è una sorta di selezione naturale. Ogni nuovo membro è motivo di ricchezza per noi, può portare idee nuove e aiutarci a vedere il lavoro svolto fino adesso da altri punti di vista.

Enactus Trento

Il gruppo è nato in maniera spontanea da noi studenti di Innovation Management.

L’anno scorso, quando Enactus era appena approdato in Italia, eravamo pochi mentre quest’anno, dopo anche vari appuntamenti di recruiting gestiti da noi, siamo diventati una trentina; ci sono altri Stati – penso per l’esempio all’India – che hanno anche più di cinquanta iscritti!

L’anno scorso abbiamo vinto la competizione nazionale e siamo andati a rappresentare l’Italia alla sfida internazionale, che si è svolta a Londra. Ne siamo molto orgogliosi: in quell’occasione abbiamo presentato Kilimangiamo (un food truck) e a oggi, grazie alla fiducia di alcuni sponsor, lo stiamo realizzando; a Trento stiamo iniziando a farci conoscere e l’idea sta piacendo. Abbiamo in programma di strutturare un fundraising per acquistare un furgone e continuare con questa idea.

Come si lavora allo sviluppo di un progetto?

Sono molto importanti la sinergia che si crea nel gruppo e la motivazione che lo strascina. Noi, per esempio, abbiamo lavorato al progetto di quest’anno per lo più via Skype: ci trovavamo ogni settimana – appuntamento fisso – e alcuni membri del gruppo li abbiamo conosciuti solo alla finale italiana!

Servono settimane di brainstorming per individuare le problematiche, scegliere quali affrontare e quindi sviluppare idee per affrontarli; poi si passa ad affrontare il progetto vero e proprio.

Quanto deve essere concreto e realizzabile il progetto?

Ogni progetto, soprattutto quelli che aspirano a gareggiare a livello nazionale e internazionale, devono essere fattibili e il più concreti possibile. Bisogna testare il progetto. Parlare con la propria rete di contatti e di lavoro aiuta molto a ragionare sull’effettiva incidenza di quanto ideato, anche perché l’obiettivo finale è riuscire a migliorare la vita delle persone e sensibilizzare le persone che ci circondano. Deve essere anche realizzato per potersi sfidare: le competizioni sono solo una presentazione di ciò che si è fatto.

Tutti i progetti vengono finanziati? Chi li finanzia?

Enactus è un’associazione senza scopo di lucro, dunque non può finanziare alcun progetto. Ogni iniziativa di realizzazione è affidata al singolo gruppo. Quindi bisogna cercare persone che credano in noi e stiamo avviando attività di crowfinding.

“Siamo alla ricerca di un finanziamento, se proprio vuoi scriverlo!” (ride).

Cosa succede a chi vince la competizione mondiale?

Chi vince la competizione mondiale riceve un assegno di circa 25.000 dollari per avviare il proprio progetto.

Cosa pensi di Enactus?

Mi piace tantissimo lo spirito di Enactus, mi mette allegria. Mi entusiasma vedere fino a dove ci si può spingere a inventare e a creare. Uno degli aspetti che mi piace moltissimo di Enactus è che tutti vincono, chi (si) sfida lo fa per promuovere ideali di innovazione, sostenibilità e umanità, non solo per sé o per aggiungere una voce al proprio curriculum (anche se c’è chi la vede più così). Il motto di Enactus, che condivido, è: ““When we compete to improve lives, we all win.”.

Esperienza che consiglierei a chiunque sia motivato, arricchisce personalmente e ha ricadute anche a livello universitario.

Aiuta a crearsi una rete, a capirne l’importanza, i contatti con le persone, a lavorare in gruppo, a migliorare la vita delle persone

Sono così orgogliosa di farne parte, che sono molto triste al pensiero di stare terminando l’università e di non poterne più fare parte. Stiamo già lavorando per trovare le persone che prenderanno il nostro posto; in ogni caso, mi auguro di rimanere a Trento e di poter ugualmente aiutare il team anche più “da dietro le quinte”.

C’è qualcosa che andrebbe migliorato in Enactus?

Migliorare lo scambio e i contatti tra i gruppi italiani e internazionali Enactus per condividere modi di lavoro, consigli,...

Si dovrebbe riuscire a coinvolgere più studenti, anche perché all'inizio sono un po' refrattari.

Mercoledì, 29 Agosto 2018

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