Doppio sguardo sulla vita in Australia vissuta da un expat: intervista ad Eleonora e a Gianmaria

Classe '86, Eleonora – o quella E puntata che per ben undici volte troverete in questa doppia intervista – è nata e cresciuta a Milano. All'età di vent’anni si è trasferita a Bologna dove ha studiato Storia e civiltà orientali, da sempre una sua passione, e dove per sostenere...

Classe '86, Eleonora – o quella E puntata che per ben undici volte troverete in questa doppia intervista – è nata e cresciuta a Milano. All'età di vent’anni si è trasferita a Bologna dove ha studiato Storia e civiltà orientali, da sempre una sua passione, e dove per sostenere le spese universitarie ha lavorato come cameriera in diversi ristoranti tra cui un noto locale jazz. Dopo essersi laureata (e sposata) in Italia, ha deciso di trasferirsi in Australia alla ricerca di un futuro migliore. Lì ha lavorato come cameriera per circa un anno, ha trovato lo sponsor che serve a tutti gli stranieri con Working Holiday Visa per rinnovare il visto, ed è ora manager in un ristorante. Al momento di tornare in Italia non ne ha proprio, è infatti in attesa del visto "Permanent Visa". La G. sta invece per Gianmaria Maiorca, laureato in Antropologia Culturale ed etnologia all’Università di Torino, triennale presso l’Alma Mater di Bologna. Al momento si trova in Australia da circa due mesi dove lavora come bartender presso Grossi Florentino, una compagnia molto forte nel Paese.

Come dimostrato da uno dei nostri ultimi articoli stiamo cercando di capire, attraverso gli sguardi attenti - e sicuramente differenti fra loro - dei nostri amici e conoscenti oltreoceano, quali sono i primi passi da compiere per trasferirsi in Australia, quali i secondi, quali sono le difficoltà che si possono incontrare una volta lì e in quanti modi può essere vissuta un’esperienza di questo tipo (che duri un anno, due, o una vita). Con l’obiettivo, perché no, di facilitare anche la decisione di qualche ragazza/o che sta valutando l’idea di lasciare l’Italia e di partire alla volta della “Terra dei canguri”.

1) Cosa ti ha portato/a a scegliere l’Australia anziché un altro paese?

E: Ho scelto l’Australia per diversi motivi. Primo fra tutti avevo e ho tuttora un compagno del Liceo che vive a Canberra; si è trasferito qui dopo le superiori e ormai saranno 10 anni che vive qui e da 6 anni almeno è cittadino Australiano. Lui mi ha sempre parlato bene dell’Australia per quanto riguarda la situazione lavorativa, economica e per quel che riguarda la qualità della vita in genere.

considerando che volevo lasciare l’Italia per andare a farmi una vita da qualche altra parte, non solo per fare un esperienza, ho dovuto tenere in considerazione gli svantaggi di trasferirmi in un enviroment culturale completamente altro dal mio. Mi piaceva l’idea di andare dall’altra parte del Mondo ma poter usare una lingua che già conoscevo, l’inglese appunto, e che avrei potuto migliorare con il tempo senza dover aggiungere al già pesante fattore “emigrazione” il dovere imparare da zero un'altra lingua.

G: Ho scelto l'Australia perché non ho mai avuto la possibilità di poter intraprendere un erasmus o un overseas durante gli anni dell'università. Ho lavorato e studiato durante la mia triennale e il mio master e ho di conseguenza perso anni preziosi per poter affrontare un'esperienza di internazionalizzazione. Non volevo rimanere in Europa per la vicinanza all'Italia. L'Inghilterra e in particolare Londra, sarebbero il luogo ideale per il mio lavoro, ma adesso con l'avvento di Brexit sono state alzate delle barriere nel mondo dell'hospitality d'oltremanica. Ho optato così per una soluzione a lunga distanza che mi permettesse, in caso di problematiche di varia natura, di potermi muovere autonomamente e cavarmela da solo.

2) Parlaci del tipo di visto di cui sei in possesso e del percorso che hai fatto per ottenerlo

E: La risposta a questa domanda è molto più intricata di quanto possa sembrare. Al momento sono in possesso di un Bridge Visa C, è un visto ponte nell’attesa che mi venga approvato il PR (permanent residency), che mi permette di stare legalmente nel paese e lavorare per chi voglio. Unica pecca non ho diritti di viaggio, quindi se lascio il Paese non posso rientrare fin quando non mi viene approvato il PR (ci vorranno minimo altri 4 mesi ancora); Come lo ho ottenuto è ancora più intricato. Forse è meglio se uso la storia breve che è: mi è stato offerto uno sponsor! Dal momento in cui si fa richiesta del visto (permanente nel mio caso) al momento in cui ti viene approvato, viene concesso un bridge visa che varia in base al tipo di visto di cui si fa richiesta.

G: Il visto di cui sono in possesso è un Working Holiday Visa subclass 417. Questo visto permette di poter lavorare full time con lo stesso datore di lavoro per un massimo di sei mesi. Permette di poter affrontare il lavoro nelle farm di 88 giorni e poter richiedere il secondo Working Holiday Visa. Il percorso per il visto è molto semplice: https://www.border.gov.au/ . Basta collegarsi al sito del governo e compilare il form, magari prendendosi per tempo rispetto alla data di partenza. Una volta inviata la richiesta e completato il pagamento, la richiesta viene presa in considerazione et voilà, in genere in una settimana se non prima arriva la risposta.

3) Di cosa ti occupi attualmente e che tipo di lavori/esperienze di studio hai avuto prima (se ne hai avuti)?

E: Al momento e per prossimi due anni sono e sarò una manager in un ristorante. Sono laureata in Storia e Civiltà Orientali, ma come tanti ho dovuto lavorare per pagarmi gli studi e la vita in generale. Ho cominciato a fare la cameriera appena finite le superiori per pagarmi l’Università e fondamentalmente l’hospitality è il mio settore lavorativo, o quantomeno è quello che conosco e che so fare, dato che negli ultimi 12 anni la cameriera è stato il mio lavoro, anche se non è quello che voglio fare tutta la vita.

G: Ho studiato antropologia culturale ed etnologia all'Alma Mater Studiorum di Bologna per quello che riguarda la triennale e ho coltivato il mio campo anche in specialistica spostandomi però all'università di Torino, presso cui mi sono laureato lo scorso marzo. Ho svolto un tirocinio formativo presso la RAI qualche mese prima di laurearmi. Sono ovviamente un bartender e non un ricercatore o un dottorando. Adesso sto lavorando presso Grossi Florentino, una compagnia molto forte in Australia, come bartender. Sto imparando molte cose nuove perché è la mia prima esperienza in un ristorante stellato. C'è grossa possibilità di crescita, e la regola generale dell'australia nel mondo della ristorazione è offrire bonus oltre lo stipendio, legati a seminari e corsi pagati dall'azienda, il prossimo mese inizierò un corso da sommelier, una cosa che in Italia non ho ancora incontrato…

4) Come ti sei mosso per cercare lavoro? Che canali hai utilizzato e quali ti sentiresti di consigliare?

E: Ho usato diversi canali ma non sempre è andata bene. Sia nei miei primi tre mesi a Melbourne che dopo a Perth ho usato siti quali gumtree, indeed, seek, ma anche la distribuzione dei cv direttamente nei locali. In ambo le città ho trovato lavoro grazie alla distribuzione del cv anche se ammetto che a Perth se non avessi letto un annuncio su Gumtree non sarei mai andata in quel quartiere (dove lavoro tuttora) a cercare perché non avevo la benché minima idea di dove fossero i vari ristoranti a Perth. Io consiglierei di utilizzare entrambi, intendo sia il web che il faccia a faccia, perché ogni lavoro è diverso e in ogni caso è meglio utilizzare ogni canale per aumentare le possibilità di successo.

G: Per il lavoro consiglio a tutti di costruire un curriculum ben strutturato, chiaro e diretto. Una due pagine massimo. Qui il curriculum vitae si chiama resume, quindi non impostate il vostro resume sul modello europeo (es europass). Al resume in genere va allegata una cover letter, niente di più che una lettera motivazionale. Al datore di lavoro non interessa la vostra età o la foto perché qui il curriculum non viene lasciato ai camerieri o ai cuochi, ma viene dato al manager che trova tempo per parlare con voi. Ci sono molti siti su cui poter trovare dei canovacci, altro consiglio, se volete aggiungere un lavoro per ingrandire la vostra lista fatelo, nessuno controllerà, ma se non avete mai lavorato in hospitality e se la base linguistica non è soddisfacente sarà difficile che vi offrano un lavoro come cameriere. Come diceva un ragazzo del Primiero: “Non vi pagano per andare col surf”.

Ho portato il curriculum porta a porta ma alla fine ho trovato il mio lavoro mandando il mio resume all'ufficio risorse della compagnia tramite mail.

5) Sappiamo che i ragazzi in possesso del visto working holiday dopo due anni di lavoro (suddivisi di sei in sei mesi), per rimanere sul territorio australiano necessitano di una sponsorship con il datore di lavoro. Quante sono effettivamente le possibilità che ciò accada?

E: Le possibilità di trovare uno sponsor sono direttamente proporzionali all’offerta di lavoro nei diversi settori e alla quantità di culo che si ha nell’essere al posto giusto al momento giusto. Io per esempio ho trovato non uno ma bensì due sponsor nel mio primo anno di working holiday. Il primo sponsor (457 è il visto che mi è stato offerto) l’ho trovato dopo sei mesi, anzi per dirla tutta loro hanno trovato me; mi è stato offerto da un cliente che mi ha vista lavorare. Grazie a quello non ho dovuto fare i famosi 88 giorni nelle farm per fare richiesta di un secondo WH per poter restare un altro anno. Sapendo che lavoravo bene, che avevo fatto da manager nell’altro locale negli ultimi sei mesi e che avevo esperienza in generale nel settore, mi hanno offerto la sponsorship con un visto anche migliore del 457, che è appunto l’187 ovvero il visto permanente. Ho avuto culo? Sicuro! Ma c’è da dire che se non avessi avuto l’esperienza che ho le skills che ho e anche la conoscenza dell’inglese che ho non avrei ricevuto due offerte in meno di un anno. Ripeto: bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto con le giuste skills. Nessuno regala niente.

G: In realtà non funziona proprio così. O meglio si si va alla ricerca di uno sponsor ma ci sono molti modi per allungare i visti passando da un working holiday visa ad uno student visa ecc ecc...

lo sponsor lo cercano molti ma non tutti lo trovano. Conosco molto ragazzi in sponsor o in bridge (in attesa di responso da parte de l governo). Lo sponsor è la strada che conduce alla cittadinanza e al passaporto. Assicuro però che non tutti sono alla ricerca dello sponsor. Sono partito senza alcuna aspettativa, ma direi che non posso assolutamente lamentarmi di quello che ho trovato.

6) Con che aspettative sei partito/a? Sappiamo che un visto working holiday impone rigide limitazioni temporali e lavorative all’esperienza australiana. Si può dire ad esempio che questo permesso di soggiorno temporaneo conceda un’esperienza di vita con la data di scadenza?

E: Io sono partita con l’aspettativa di non dover fare mai più la cameriera in vita mia. Dopo un mese di ricerca in varie biblioteche e librerie di Melbourne e dopo essermi sentita ripetere innumerevoli volte “con il WH puoi fare solo determinanti lavori”, ho dovuto rinunciare momentaneamente al mio “ristorazione? Mai più!” perché avevo bisogno di lavorare, avevo bisogno di soldi per vivere. Non è un visto lavorativo, è un unione tra un visto turistico e un visto temporaneo lavorativo. L’idea del WH di per se non è sbagliata, sarebbe anzi il caso che tutti appena finite le superiori si facessero un bel viaggetto di un anno dove poter lavorare e girare un Paese e avere dei diritti lavorativi in quel anno e farsi anche una bella esperienza di vita! Qui si vede chiaramente chi usa il WH per provare a restare e chi lo usa come dovrebbe essere usato. A mio avviso il WH è un anno sabatico. Se puoi vuoi usarlo, come ho fatto io e come fanno altri, per provare a restare, ma ti perdi completamente la parte dell “holiday” che sta nel nome stesso del visto che dovrebbe essere la parte dell’esperienza più interessante. Ma appunto il problema non è del visto di per se ma di come viene usato.

G: Il working holiday credo sia una possibilità. Un modo di investire tempo venendo ben pagati ed imparando qualcosa. Credo sia molto limitativo definirlo così, ma come sappiamo nessuno regala niente. Il governo offre una possibilità, sta poi a chi applica provare a muoversi nel migliore dei modi possibili. La data di scadenza è imposta in ogni momento della nostra vita, qui però in molti settori del lavoro il concetto di meritocrazia è tangibile, è una sorta di scrematura iniziale credo...who deserve it, grows. Sono partito senza alcuna aspettativa, ma direi che non posso assolutamente lamentarmi di quello che ho trovato.

7) Quali di queste limitazioni ti hanno coinvolto direttamente? (Hai dovuto cambiare spesso lavoro/datore di lavoro, trasferirti per lavoro?)

E: Io ho cambiato solo tre lavori e tutti per scelta direi. A Melbourne non riuscivo a trovare da lavorare (troppa concorrenza) e alla fine dopo un mese e mezzo ho dovuto accettare un lavoro sottopagata in nero per stare in una città che mi faceva pure schifo! Appena ho recuperato un po’ di soldi per potermi permettere di cambiare città me ne sono andata e mi sono trasferita a Perth. Qui ho trovato lavoro dopo 8 giorni e ho adorato quel ristorante. L’ho lasciato solo perché appunto mi era stato offerto il visto 457. Dopo che questi ultimi si sono comportati in maniera scorretta nei miei confronti e dopo che il ristorante di cui sopra mi ha proposto di farmi da sponsor con il visto 187, che è migliore sotto ogni punto di vista al 457, ho ricambiato lavoro tornando dove già avevo lavorato.

G: Sono qui da due mesi, vi dirò in futuro.

8) Quali sono le posizioni lavorative a cui accedono più comunemente i giovani stranieri?

E: Dipende dal tipo di vista che hai. Se hai uno student visa sei limitato dal punto di vista delle ore che puoi lavorare, solo 40 ogni due settimane, perché appunto sei qui per studiare e non per lavorare (anche se molti usano questa strada dopo i due anni di WH per avere ulteriore tempo per trovare uno sponsor). Potendo lavorare solo part-time e probabilmente solo la sera (dato che si presuppone che di giorno tu stia studiando) i lavori che puoi fare sono il cameriere/barista, lavapiatti, cuoco, pulizie, babysitter magari. Se hai il WH gli stessi lavori di cui sopra più il muratore/imbianchino, raccogliere frutta e verdura, lavorare nei macelli, alcuni fanno gli autisti Uber (ma lo puoi fare solo se hai la patente tradotta australiana da almeno sei mesi se non sbaglio). Certo non puoi lavorare in azienda, nessuno si metterebbe a farti un training o ad insegnarti un mestiere sapendo che dopo sei mesi dovrai cambiare lavoro. Dipende anche dal tipo di studi e di certificazioni che hai, ma in generale sono questi i lavori.

G: hospitality, hospitality, hospitality.

9) Cosa ne pensi di queste imposizioni? Trovi che le leggi riguardanti i visti temporanei impongano di per sé un limite all’integrazione dello straniero nel contesto australiano?

E: All’inizio pensavo che queste imposizioni fossero un po’ fasciste, fatte apposta per mantenere alto lo standard di vita degli australiani e sinceramente mi stavano sulle palle. Però vedendo come funziona la vita qui e i servizi e le cose che puoi avere e raggiungere facendoti il giusto culo, beh ho cambiato idea. Sinceramente sono tuttora combattuta. Però a ben pensarci se hai il WH in teoria dovresti essere qui per farti un esperienza di vita non per restarci, quindi l’integrazione non è necessaria; comunque la gente ti rispetta, non è che vieni trattato male per strada come si fa in Europa con gli extracomunitari solo perché hai WH qui. Se hai lo student visa sei uno studente e come tutti gli studenti dovresti godertela e il livello di integrazione è ovviamente diverso rispetto a quello di un immigrato. E se hai un visto lavorativo sei a cavallo, sta a te integrarti. Posso dire che il primo anno è dura e forse lo è anche il secondo, ma se riesci a stare in Australia poi sta a te farti la tua vita e a sentirti a casa qui. Nessuno, a parte gli aborigeni, appartiene a questo Paese. Se si pensa che dopo 4 anni di permanenza si può fare richiesta di cittadinanza, beh si più ben dire che il livello di integrazione non è poi così male. Ripeto dopo 4 anni, non come in Italia che puoi fare richiesta dopo 10 anni e poi chissà se te la danno la cittadinanza, che se sei figlio di immigrati nato in Italia non sei cittadino. Qui i figli di stranieri con il permanent visa (quello che si spera avrò io) nati su suolo Australiano sono cittadini australiani.

G: Non credo ancora siano imposizioni. Noi siamo immigrati o per usare un concetto più politically correct siamo emigranti. Il lavoro che noi facciamo nelle farm non viene svolto dagli australiani a meno che non si tratti di farm specializzate (vineyard, brewery coffee roster...). Fortunatamente non viviamo le condizioni che i migranti africani si trovano a vivere sotto caporalato nel sud Italia, ma siamo utili al governo perché copriamo un buco tangibile nel terziario. L'integrazione con gli australiani di per sé è un po complicata... c'è un po di diffidenza da parte loro, molte volte le barriere linguistiche giocano la loro parte e chiaramente gli abitanti di Melbourne preferiscono parlare senza dover tentare di capire il concetto che vogliamo esprimere. Credo piuttosto che ci sia molta più integrazione tra europei, ragazzi dell'America latina, africani, americani, canadesi.

10) Come è considerato il lavoratore straniero (con visto working holiday) dai datori di lavoro e dalla società tutta?

E: Il lavoratore straniero è visto in maniera diversa dal datore di lavoro e dalla società.

Il datore di lavoro vede il possessore di WH come una persona che sa lavorare e che soprattutto vuole lavorare (gli australiani sono un po’ lazy e lenti, ovvio non tutti eh! Però..); ovvio siamo anche visti come persone da poter sfruttare perché appunto abbiamo bisogno di lavorare. Non che gli australiani non ne abbiano bisogno, però sono più tranquilli a riguardo, meno stressati. La società invece ci vede come bhe come qualcuno che viene a rubare il lavoro ai poveri australiani (quali poi?!), ma non è possessore di WH che viene visto come tale quanto piuttosto chi viene sponsorizzato. Però è la stessa storia ovunque, siamo sempre lo straniero di qualcun altro e quando si tocca il tasto lavoro sono tutti sul chi va là. Però poi alla fine della fiera alla società va bene che la frutta e la verdura venga raccolta da giovani stranieri mentre i loro figli vanno a studiare all’università, quindi… O comunque questo è quello che ho percepito io stando qui. I miei datori di lavoro mi hanno detto chiaramente che preferiscono assumere europei perché il nostro tipo di servizio in è superiore a quello australiano e noi lavoriamo meglio e di più degli australiani;

G: Il lavoratore come in Italia è un aiutante. Molto spesso però esattamente come in italia viene spremuto il più possibile. La differenza sta nella paga si parte dalla paga minima di diciotto e cinquanta fino ad arrivare a superare i trenta dollari all'ora. In italia una paga media si aggira intorno ai sei euro e cinquanta (io a torino ne prendevo cinque sei in nero). Io ripeto in questo ambiente sono trattato molto bene, non sono certo coccolato perchè bisogna essere sempre molto concentrati, al centoventi per cento ad ogni servizio, l'azienda però offre possibilità che in Italia è difficile trovare.

11) Tra i tuoi desideri c’è quello di rimanere in Australia e di costruire una vita lì? Pensi che ciò sia realizzabile?

E: Io sinceramente vorrei restare in Australia. Avevo deciso questa meta perché ritengo ancora possibile avere una vita dignitosa con mio marito e magari fare dei figli. In Italia l’idea di fare dei figli mi fa venire da piangere, a fare la cameriera per 600 euro al mese pur essendo laureata (si vero colpa mia che ho scelto una laurea umanistica). In Italia non avevo futuro, qui me lo posso creare! L’Italia non mi piaceva, non mi piace, non la sento mia. Al contrario sento che questo Paese può darmi molto. Se mi impegno qui posso ottenere qualcosa. Il mio piano è fare richiesta di cittadinanza dopo i primi 4 anni, dopodiché fare un corso per diventare insegnante e insegnare italiano (dato che sono madrelingua) e magari storia (dato che sono laureata in storia) nelle scuole elementari o medie o ovunque. E si ritengo che ciò sia realizzabile! Come ho già detto ho un amico che vive qui da 10 anni e lui è felice, ha famiglia, sta bene.

Ovvio, ancora non sento l’Australia casa ma lo sarà! Poi non è detto che passerò qui tutta la vita, ma già solo l’idea di avere un idea di ciò che potrei fare e un percorso da seguire, che posso seguire!, mi fa desiderare di stare qui.

G: Dopo le farm.

(intervista ad Alessandro Caffini, il quale ci racconta delle sue esperienze professionali in Australia e in Nuova Zelanda dopo essere tornato all'ovile, a Trento, dandoci qualche consiglio)

(Chiara Maistri)

Venerdì, 14 Aprile 2017 - Ultima modifica: Martedì, 18 Aprile 2017

© 2017 Altrove Reporter powered by ComunWEB con il supporto di OpenContent Scarl