Due di tre: destinazione ancora Qingyuan… ingenuamente!

Ci eravamo lasciati con Monica Renica che, dopo cinque mesi passati a Qingyuan a insegnare inglese in scuole di zone rurali, non ha resistito alla tentazione di tornare in Cina e, ancora una volta, proprio a Qingyuan.

Ci eravamo lasciati con Monica Renica che, dopo cinque mesi passati a Qingyuan a insegnare inglese in scuole di zone rurali, non ha resistito alla tentazione di tornare in Cina e, ancora una volta, proprio a Qingyuan.

“La seconda volta che sono partita per la Cina è stata nell'ottobre 2016. Destinazione ancora Qingyuan...ingenuamente!

Il centro in cui avevo lavorato prima aveva cambiato capo, che avevo conosciuto prima di andar via. Mi era sembrata una donna molto gentile e carina, quindi quando mi aveva chiesto se ero interessata a tornare, ho accettato quasi subito: sentivo che avevo lasciato la Cina troppo presto, non avevo imparato la lingua e c'erano tanti posti che avrei ancora voluto visitare.

Arrivata a Qingyuan mi sono però subito resa conto che tutto era cambiato, e quella che era una ONG era diventato un semplice training center.

Questa volta percepivo uno stipendio: basso, veramente basso anche per gli standard cinesi e per tutto il lavoro che facevo. 

Lavoravo tutti i giorni della settimana, e ogni giorno in un asilo diverso; il fine settimana in un altro training center e un giorno a settimana sempre a Bohua, la scuola di campagna in cui avevo insegnato l’anno prima. La cosa sorprendente è che nel frattempo, in un'estate, aveva ricevuto dei fondi dal governo grazie a un piano di ammodernamento della zona, e così avevano abbellito il cortile, costruito un altro edificio, comprato nuovo materiale, banchi e accessori per le classi, aumentato il numero dei docenti e il numero delle classi e degli studenti...la velocità cinese! Come se non bastasse, avevo anche lezioni serali anche con adulti.

Mi ci è voluto poco per capire che quello non era il posto in cui pensavo di tornare. Premettendo che io non sono una maestra, non ho mai fatto studi in materia e sinceramente l'insegnamento non è proprio la mia massima aspirazione, mi sono trovata a lavorare quasi solo in asili senza che nessuno me l'avesse detto prima di partire, senza avere una preparazione, senza aver avuto del tempo per potermi un minimo informare.

Immaginate bambini che non sanno scrivere i caratteri cinesi, e che però sanno urlare con una bella cantilena: “APPLE! BANANA! I'M FINE: AND YOU?” (ps: non esiste altra risposta alla domanda How are you? Che sia all'asilo o alle scuole elementari la risposta sarà sempre “I'm fine”).
Dico “urlare” perché i bambini cinesi a scuola imparano urlando in coro: tutto viene imparato a memoria urlando insieme, tutto suona come una canzone. Questo metodo viene usato in tutte le materie, specialmente con l'inglese - che viene sempre e solo imparato a memoria, senza possibilità di ragionamento. Per quanto il metodo sia sbagliato...è molto divertente da vedere o sentire!

Anche per questa mia seconda volta in Cina non direi che l'esperienza sia stata positiva. Mi piaceva lavorare negli asili, anche se non in tutti.

I bambini, dopo due-tre lezioni, si erano già affezionati a me, mi salutavano sempre, giocavano con me,

 mi trattavano con affetto, erano molto teneri. Di loro ho solo bei ricordi. Anche se non sempre era facile comunicare, mi hanno sempre trasmesso molto calore.

Quindi un bellissimo ricordo dei bambini, un brutto ricordo dell'ambiente di lavoro, dei colleghi e delle insegnati. Ho lavorato in almeno cinque asili diversi per sei mesi, e spesso le insegnanti non erano per nulla collaborative, anzi vedevano la mia ora come un momento per rilassarsi loro. Naturalmente non in tutti gli asili era così: ricordo in particolare un asilo, un po' vecchiotto, con poche classi ma con maestre con più esperienza e più in gamba.

In generale, ogni giorno tenevo lezioni da 20-30 minuti a tutte le classi dell’asilo, perciò capitava che ci fossero lezioni con più classi in contemporanea. Ogni asilo in media aveva almeno due classi per anno, ogni classe aveva circa una ventina di alunni. Però varia molto da asilo ad asilo: come prima ho detto si possono trovare asili enormi e altri piccoli piccoli con una classe per anno. Nell'asilo della foto a lato avevo di solito lezione nel cortile con due o tre classi per volta...cioè circa 70 bambini alla volta. Immaginati il casino e l'attenzione di questi bambini...da impazzire! Credo che in media ogni asilo avesse dai 100 ai 200 alunni. Da notare che di asili ce ne sono tantissimi ovunque...letteralmente in ogni angolo di ogni città o paese. È un vero e proprio business.

Ho notato che non esistono insegnanti di sostegno (o almeno io non ne ho mai visti) e, specialmente all'asilo, ho notato che in ogni classe c'erano almeno due-tre bambini con problematiche varie. Io non avendo nessuna esperienza né base teorica in materia, non avevo la più pallida idea di come comportarmi con alcuni di loro ma sembrava che a nessuno importasse, semplicemente non li facevano giocare ai giochi che proponevo.

Tirando le somme di questa mia seconda esperienza: dopo sei mesi mi sono licenziata perché non riuscivo proprio più a stare in quell'ambiente di lavoro. Non parlo degli asili, ma dell'organizzazione del training center in cui lavoravo: i miei superiori erano solo interessati a fare soldi (e con gli insegnanti di inglese negli asili se ne fanno veramente tanti), senza nessuna esperienza nel campo dell'educazione e neanche particolare interesse per questo.

L'impressione che mi son fatta di loro è stata “l'importante è il guadagno non la sostanza, la qualità.

Giovedì, 05 Luglio 2018

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