“Londra, ti sfrutta come tu la sfrutti”. La storia di Arianna

In questa intervista, condotta da Gaia Giongo, Arianna ci racconta la sua esperienza di un anno e mezzo a Londra mettendone il luce sia gli aspetti positivi, sia quelli negativi.

Ciao Arianna, ci racconti brevemente il percorso che ti ha portato a Londra?

Le mie esperienze all’estero sono iniziate durante la laurea triennale in Lingue per le imprese e il turismo quando ho fatto l’erasmus in Irlanda. Questa esperienza mi è piaciuta molto, tanto che durante la specialistica in Relazione Internazionali a Trento ho colto subito l’opportunità di volare via di nuovo, questa volta destinazione Australia.

Dopo la laurea ho svolto un tirocinio in Germania, mentre il mio ragazzo è andato a Londra, dove poi ha trovato lavoro. Così l’ho raggiunto.

Quindi è stata una scelta di cuore?

Esatto, dato che lui era là e non volevo una storia a distanza, ho fatto la valigia e sono partita. Ovviamente anche l’idea di fare un’esperienza lavorativa che rendesse il mio curriculum più accattivante ha contribuito. Le esperienze precedenti all’estero mi sono servite per avere una buona conoscenza della lingua.

Una volta arrivata, come ti sei mossa?

Avere già un appoggio e qualcuno che conoscesse la città, ha reso il mio arrivo molto più facile. Nonostante ciò, la ricerca di lavoro è stata più difficile di quanto pensassi. Da come si sente parlare in giro, mi aspettavo di trovare lavoro subito. Spedivo un sacco di cv, ma ricevevo poche risposte e negative. Spesso mi chiamavano i recruiters, cioè delle figure intermedie che ricercano persone per presentarle alle aziende, ma poi non si facevano più vivi.

Finalmente, dopo centinaia di cv inviati, ho trovato lavoro in un’azienda pubblica che si occupa di supporto alla persone anziane affette da Alzheimer. Io mi occupavo del reparto e-commerce, gestione ordini, contatto con i clienti e aggiornamento del sito web.

Com’era l’ambiente lavorativo?

Erano tutti molto professionali, ma decisamente distaccati. Le relazioni tra colleghi erano funzionali al lavoro. Niente pranzi insieme, niente chiacchiere spensierate, niente aperitivo prima di cena. In più il mio capo, pur trattandomi sempre con grande rispetto, non teneva conto delle mie proposte per risolvere le questioni lavorative, tant’è che ben presto mi limitavo a svolgere il mio dovere senza mettere quell’entusiasmo per crescere in un’azienda.

Il fatto di essere straniera influenzava la tua situazione?

No, non credo. Diciamo che a Londra ci sono due tipi di aziende: le sturt up, giovanili, dinamiche, multiculturali in cui è più facile integrarsi; e poi le altre, soprattutto quelle pubbliche, poco dinamiche perlopiù con dipendenti inglesi come la mia, dove è difficile instaurare rapporti lavorativi soddisfacenti. Consiglio le prime!

Quali sono state le difficoltà più grandi?

Innanzitutto i prezzi! Tutto costa tantissimo: dall’affitto al cibo, fino ai trasporti. L’abbonamento ai mezzi pubblici per la zona centrale è sui 200 euro al mese. La burocrazia non è così “easy” come si pensa: dal conto in banca in cui ti chiedono il contratto di lavoro, al codice per lavorare che non arrivava, al bancomat, ecc.. Poi è una città caotica, ti opprime. Ti sfrutta come tu la sfrutti. Molti ragazzi dopo i primi anni di entusiasmo scappano da Londra.

Nei momenti di sconforto cosa facevi per tirarti su il morale?

Lunghe passeggiate tra i parchi in cui la nostalgia per il verde Trentino si attenuava un po’. A casa invece mi mettevo ai fornelli per rilassarmi o sentivo amici e famigliari via skype, che è un grande alleato per i ragazzi all’estero!

Cosa hai apprezzato di questa città e a chi la consiglieresti?

Non consiglierei questa città per viverci, ma per fare un’esperienza temporanea di lavoro, sì. Ho visto che a differenza dell’Italia se non hai esperienza o hai un titolo di studio diverso dalla posizione per cui ti candidi, ti danno comunque la possibilità di provare. Conta dimostrarsi svegli e con voglia di fare. È un buana palestra lavorativa!

In un momento di grande disoccupazione giovanile, hai fatto una scelta forte e contro corrente, ce la spieghi?

Ad agosto, dopo un anno e mezzo, mi sono licenziata e sono tornata in Italia. Non ho alcun tipo di rimorso, anzi! È stata un’esperienza arricchente, ma ho deciso di andarmene per me stessa. Avevo voglia uscire di casa e vedere del verde, di passeggiare senza una calca di persone che ti spintonano per terra, di sole e un clima rilassato, mi mancava una dimensione umana.

Ora che sei tornata a vivere in Trentino, cosa fai?

Prima ancora di licenziarmi, tenevo d’occhio le offerte di lavoro qui. Ho fatto un concorso per la Provincia e ora incrocio le dita per i risultati. Intanto mi godo gli amici, la famiglia..e il giardinaggio!

Gaia Giongo

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Venerdì, 11 Marzo 2016

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