Andrea, architetto in continuo movimento

La storia di Andrea Bertassi è la storia di una persona per cui vita, conoscenza e lavoro sono un tutt'uno in costante mutamento.

Andrea Bertassi è di Riva del Garda, qui è cresciuto in quel particolare ritmo scandito dalle stagioni turistiche, in quell'architettura liberty che sembra suggerirti che il primo'900 non è mai passato; qui ha conseguito la maturità al liceo scientifico, a questo punto ha messo un piede avanti e si è trasferito a Venezia per studiare architettura alla IUAV, poi ha messo l'altro piede avanti quando è andato per un anno a Bruxelles,poco a poco Andrea ha imparato a camminare nel mondo e non si è più fermato.

Adesso Andrea è un architetto e un professore che, da quello che ci ha detto, sembra aver scoperto il potere della clonazione, o quantomeno quello dell'ubiquità. Andrea infatti sta seguendo per XCOOP: un masterplan per 30 abitazioni a Port au Prince(Haiti), la costruzione di una torre di uffici a Den Haag (Paesi Bassi), un intervento di riqualificazione urbana di tre centri minerari in Arizona (USA) e anche la progettazione di una villa a Pula in Sardegna. Nel frattempo a tutto questo affianca l'insegnamento presso la Frank Lloyd Wright School of Architecture in Phoenix,Arizona dove risiede per la maggior parte del tempo, con viaggi saltuari per seguire i vari progetti.“Sono in viaggio, e purtroppo una vita non sembra bastare per provare a chiamare casa tutti i posti in cui vorrei vivere” ci dice.

La carriera lavorativa di Andrea è accompagnata da una costante ricerca umana, che è un tratto determinante della sua personalità e che egli inserisce anche nel suo modo di vivere l'insegnamento e il lavoro di architetto.Lavoro che una volta intendeva come una “fornitura di servizi”, questo relegava però l'architetto ad essere uno degli agenti di un processo che prevede “un cliente che investe in un progetto, un architetto che lo disegna un costruttore che lo edifica”.Questo concetto, che gli era stato insegnato a Venezia, è stato però messo in discussione sia dalla crisi del 2008, sia da una sua scelta personale di vivere e trasmettere la professione incentrandola sulla ricerca creativa e sulla necessità di rispondere maggiormente alle specificità delle persone e dei posti in cui si va ad inserire la progettazione.

Così l'architetto pensante deve prima essere necessariamente uomo pensante che attinge alle proprie esperienze personali e alle diverse culture con cui è entrato in contatto, andando a migliorare globalmente l'area di cui andrà a fare parte il nuovo complesso o edificio.

Il lavoro diventa così un mezzo che permette ad Andrea di viaggiare per tutto il mondo, connettersi a culture diverse rimettendo in discussione la propria prospettiva di occidentale che guarda alle altre facce del globo.Ci scriveva infatti in una mail un po' di tempo fa che, grazie al tempo trascorso in Asia, aveva capito che “stanno velocemente sparendo le categorie di 'paese sviluppato', 'paese in via di sviluppo', 'paese sottosviluppato'. Finalmente anche in Occidente ci rendiamo conto che non c'é un modello egemone a cui tutti debbano aspirare, ma c'è invece una varietà di realtà, ognuna con i propri limiti e specifici punti d'interesse”.

Necessariamente quindi lavoro e vita vanno di pari passo contribuendo l'una all'arricchimento dell'altro, alternandosi, proprio come quei passi che l'hanno portato in tantissimi luoghi, in giro per il mondo.

Sabato, 02 Aprile 2016 - Ultima modifica: Venerdì, 13 Maggio 2016

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