Fare volontariato internazionale con AIESEC, la più grande associazione studentesca del mondo

Per capire dall'interno il mondo del volontariato internazionale abbiamo avvicinato AIESEC, la più grande associazione studentesca del mondo, che ha una sezione Trento. Ne esce il quadro di un'organizzazione presente in tutto il mondo, che offre anche occasioni di stage professionali. Anche l'Italia è meta di arrivi.

Nata come associazione studentesca nel 1948, AIESEC è l'acronimo di Association Internationale des Etudiants en Sciences Economiques et Commerciales e all'inizio si prefiggeva lo scopo di ricostruire legami logorati dalla guerra. Oggi si occupa di promozione di esperienze di volontariato e stage professionali all'estero per studenti, ma da dicembre 2016 lo statuto cambierà e la possibilità di partecipare ai programmi proposti da AIESEC verrà estesa a tutti i ragazzi dai 18 a 30 anni, non solo studenti. Con la sua presenza in 126 paesi può vantare il fatto di essere la più grande associazione studentesca del mondo.

La presidente di AIESEC Italia Benedetta Turrin, che abbiamo contatto, ci spiega che attualmente le sedi italiane sono 19 in 17 città (Roma e Napoli ne hanno entrambe due), ma ce ne sono otto nuove in cantiere.

In quanto a partenze, l'affluenza italiana sembra non smentire la nostra propensione alla solidarietà. Da ottobre 2015 sono infatti circa cinquecento gli studenti partiti con un progetto di stage di volontariato, e circa duecento quelli che hanno invece aderito ad un progetto di stage professionale, ovvero un periodo di apprendistato presso aziende settoriali estere. Ma il dato più interessante è che il numero degli studenti stranieri che arriva in Italia per uno stage di volontariato tramite AIESEC supera quello degli italiani che partono: sono ben 670 i ragazzi che giungono da tutte le parti del mondo.

Questi, come i ragazzi italiani che partono con AIESEC, sono perlopiù impegnati in progetti con scuole: insegnano ai bambini l'inglese o i fondamenti della propria cultura, solitamente molto diversa da quella in cui arrivano.

Il porre i bambini a confronto con culture così differenti dalla loro ha l'intento di avvicinarli all'idea che il melting pot culturale, con cui ci confrontiamo quotidianamente e in cui ci troveremo sempre più immersi, può costituire un reale vantaggio per la nostra società e non un danno come pensano in molti.

I volontari di altri paesi che vengono in Italia non offrono il loro aiuto solo alle scuole: molti sono reclutati per InteGREAT, programma che si occupa di integrazione dei rifugiati tramite lezioni di lingua e attività volte al loro inserimento nelle nostre società.

Le mete più gettonate dagli studenti italiani sia stage di volontariato che quelli professionali sono Brasile, Colombia, Serbia, Russia e Polonia, ma ci sono circoli attivi anche in Asia e in Africa, sebbene quest'ultima sia tra le nazioni meno coperte dalla presenza di AIESEC, in altri luoghi capillare.

A differenza dell'Italia poi, in paesi più poveri come quelli dell'America Latina sono le università a coprire i costi totali delle esperienze di volontariato, che però, dice lo Statuto di AIESEC, non possono essere svolte nello stesso paese di residenza del volontario.

Abbiamo intervistato Simone Avantaggiato, un ragazzo di Arco, ora vicepresidente Finance del comitato AIESEC Trento, che nel 2013 ha partecipato ad un programma di tutela ambientale in India con l'associazione.

“L'offerta dei progetti è molto vasta, - racconta Simone - il classico progetto che solitamente scelgono molti ragazzi è quello di andare a insegnare inglese ai bambini e quello è presente in tutto il mondo. Io ho scelto un progetto “environment” che si è rivelato utile perché magari prima non ci pensavo neanche, stando qua (in Italia, ndr) noi non ci rendiamo veramente conto di quelle che sono le problematiche ambientali, in un posto come l'India ti accorgi invece del fatto che lì c'è tanto da fare, soprattutto sotto il punto di vista della sensibilizzazione. Ed è proprio lì, a contatto con i problemi reali che ho trovato la motivazione per affrontare tutte le difficoltà imposte dalla situazione, che soprattutto all'inizio, non erano poche. L'idea era quella di andare nelle scuole, sensibilizzare i ragazzi su tematiche ambientali per formare una generazione futura che preservi l'ambiente soprattutto in un paese sovraffollato come l'India. Il progetto mi ha dato di più di quello che mi aspettassi, c'è anche da dire che un'esperienza del genere ti permette di conoscere non solo la cultura del paese in cui vai, ma anche quella di centinaia di ragazzi di praticamente tutto il mondo venuti lì per il tuo stesso motivo. Aggiungo con orgoglio questa esperienza al mio curriculum, in ambito lavorativo un'esperienza come questa influisce sicuramente in maniera positiva in un curriculum: i datori di lavoro – continua - sanno e capiscono quello che ti da lavorare nel mondo del volontariato e apprezzano la gente che si mette in gioco, che ha spirito di iniziativa”.

Chiara Maistri

Mercoledì, 26 Ottobre 2016

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