Girare il mondo “facendo la stagione” - Prima tappa: Nuova Zelanda

Riccardo Lunardelli (1993) e Gabriele Pinè (1992) si sono laureati in Enologia a Trento e il loro percorso, a distanza di un anno, li ha portati a Blenheim, in Nuova Zelanda per fare un’esperienza di lavoro in una cantina.

Sono lì da “un mese e ventisei giorni, cioè dal 1 marzo”.

Riccardo Lunardelli (1993) e Gabriele Pinè (1992) si sono laureati in Enologia a Trento e il loro percorso, a distanza di un anno, li ha portati a Blenheim, in Nuova Zelanda per fare un’esperienza di lavoro in una cantina.

Gabriele, che sta lavorando per Brancott Estate Winery, è alla sua seconda esperienza, mentre per Riccardo, che è impiegato presso la Oyster Bay Wines, è la prima volta. Sono entrambi cellar hands, ovvero cantinieri: Riccardo lavora come bloccatore, mentre Gabriele è alle presse, quindi fa arrivare l’uva e il mosto che esce dalle presse al fermentino di destinazione giusto.

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Ciao ragazzi, credo che la chiamata sia partita con Skype...bene, sappiate che vi sto registrando!

(Risate)

Riccardo: Ciao mamma!

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Chiedo subito come si faccia a fare domanda e mi spiegano che" come per la più gettonata Australia, per lavorare in Nuova Zelanda occorre un visto temporaneo, chiamato Working Holiday Visa, che rientra nel programma OPUS, nato dall’accordo tra l’isola oceanica e varie nazioni europee. Grazie a questo tipo di visto è possibile svolgere lavori temporanei nel settore ristorazione e turismo, fare le pulizie in hotel e uffici o raccogliere frutta nei campi e lavorare nelle fattorie. Il visto ha durata di 12 mesi ed è rinnovabile. Si tratta di un visto “vacanza-lavoro”, che dovrebbe avere come scopo principale la vacanza, e non il tentativo di stabilirsi in modo permanente."

Il secondo visto, servito a Gabriele per tornare nel Paese, è stato un po’ più difficile da ottenere e, come per l’Australia, c’è bisogno di uno sponsor, ovvero di una cantina o di un’azienda che dica allo Stato che c’è bisogno di quel particolare lavoratore perché ha delle competenze particolari. Non a caso il visto di Gabriele si chiama Essential Skills Work Visa

Sono molto legati alla burocrazia, aggiunge Gabriele, ed è stato un po’ faticoso ottenere quel visto anche perché nell’ultimo anno è cambiato il governo e quindi le regole sono diventate più strette. Infatti quest’anno tante cantine hanno avuto problemi perché avevano impiegato delle persone che poi non hanno avuto il visto per queste questioni burocratiche. Speriamo che sia una cosa temporanea e che non vada peggiorando.

Nonostante le restrizioni, Gabriele ha ugualmente notato un incremento della presenza degli italiani a Blenheim: “se l’anno scorso avevo incontrato una decina di italiani in tutto il paesino... quest’anno ne ho incontrati una decina nei primi due giorni! Per qualche motivo quest’anno è pieno!”.

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LA PARTENZA

Ovvero di quando è più facile partire per l’altra parte del mondo che trovare opportunità nel posto in cui si vive.

Gabriele: Partire per la Nuova Zelanda non è difficile, anche se si è da soli. Io, per esempio, mi sono mosso da solo e alla fine è andata bene, tanto che ci sono voluto tornare! In più avevo anche sentito diverse persone col mio stesso percorso che erano andate in Nuova Zelanda.

Credo che la Nuova Zelanda sia ancora un po’ di nicchia; l’Australia è più grande e c’è di tutto. In Nuova Zelanda c’è il business del vino che è tra i più importanti e quindi avendo studiato enologia ti dirò che in effetti non è che ci sia stato chissà quale supporto per capire a cosa stavo andando incontro. Sono partito all’avventura, però sapendo che altre persone me ne avevano parlato bene.

Un po’ per spirito d’avventura e un po’ con la coscienza di voler maturare professionalmente, entrambi hanno deciso di spostarsi per la vendemmia in Nuova Zelanda, uno tra i Paesi più interessanti per la produzione di vino e con le tecnologie più avanzate rispetto al Sud America e al Sud Africa. Un altro incentivo è stata la paga, piuttosto buona: “sicuramente meglio che in Italia, America meridionale e Sud Africa, ovvero le altre grandi opzioni per lavorare il vino in questo emisfero”.

Riccardo spiega poi che in Trentino, anche dopo aver cercato “a fondo in tutte le cantine esistenti in Trentino” e inviato un numero imprecisato di curricula, ha ricevuto ben poche risposte, tutte per contratti a tempo determinato, al massimo per la vendemmia e rinnovabili al più per due-tre mesi. È infatti abbastanza difficile inserirsi perché non c’è molto ricambio generazionale e molte cantine sono sociali, dunque tendono ad assumere i figli dei soci, i parenti e persone comunque legate all’ambiente. Ha così provato in Nuova Zelanda e, nel giro di pochi giorni, lo hanno contatto due o tre cantine. “E così eccomi qua!”.

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VIVERE A BLENHEIM

Cieli immensi e immenso lavoro

Gabriele: L’anno scorso mi sono trovato così bene che ci sono voluto tornare! Mi trovo bene: mi piace il posto, il panorama, lo stile di vita delle persone… mi piace la Nuova Zelanda! Purtroppo non ho potuto lavorare per la cantina dell’altra volta per le questioni di cui ti ho parlato prima e quindi sto lavorando in un’altra cantina più grande, ma con standard più bassi. Rimane comunque una buona esperienza!

Tempo libero?

Gabriele: I primi giorni c'è più tempo per trovarsi, adesso è difficile; ma quando finirà il periodo, si tornerà a incontrarsi. Ora come ora c’è troppo poco tempo per uscire.

Riccardo: Io ho legato tanto con un mio compagno di lavoro che è romano. Abbiamo lo stesso giorno libero, così spesso ci troviamo e andiamo insieme da qualche parte. l’altro giorno siamo andati in un paio di baie a pescare.

Parliamo di alloggi!

Gabriele: Dipende molto dalle cantine. Alcune sono molto organizzate e forniscono l’alloggio oppure indicazioni: per esempio, l’anno scorso la metà di quelli che lavoravano con me abitavano nella mia stessa casa ed era comodo per spostarsi perché non tutti hanno la macchina o la patente internazionale. Dove lavoro quest’anno non c’era la stessa possibilità e dunque mi sono messo d’accordo con i colleghi, cosa che si riesce a fare tranquillamente.

Riccardo: Anche io ho dovuto cercarmi un appartamento, però ci passano a prendere la mattina e ci riportano a casa ogni sera. Mentre c’è un nostro amico a cui hanno dato la casa (per la quale paga l’affitto) con altre 10 persone della stessa cantina e hanno uno o due furgoni per andare a lavoro.

E i turni di lavoro?

Riccardo: Eeeh! Nota dolente!

Gabriele: Ma no, ce lo aspettavamo… I neozelandesi fanno tra i 20 e i 40 giorni di vendemmia; in questo periodo si lavora 12 h al giorno perché lo scopo è quello di far andare la cantina h 24. I lavoratori vengono divisi in due team, uno per il giorno e uno per la notte. Al termine del proprio turno si passano le consegne a quello successivo. Il giorno libero è difficile che ci sia, anche se cercano di dartelo quando possono. Per esempio, io sono a 25 giorni circa senza giorno libero ed è probabile che la settimana prossima ne abbia uno. Alla maggior parte delle persone con cui ho parlato va bene così perché si riescono a mettere da parte molti soldi.

Riccardo: Io sono un po’ più fortunato perché faccio 7 giorni di lavoro e un giorno a casa. I nostri turni sono 7-19.

Infatti, ragazzi, ditemi quando siete stanchi e avete voglia di staccare!

Gabriele: Ti dispiace se beviamo una birra? Ne vuoi una?

Riccardo: Sì...Siamo qua che puzziamo, ma tanto tu non te ne puoi accorgere! Siamo appena tornati dal lavoro, ma ci stiamo rilassando sul divano.

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NEW ZEALAND VISAS & JOBS

At work or in business, Kiwis have a 'can do' attitude and enjoy working together to get the job done. Your skills and experience could make a valuable contribution in New Zealand.

Come vive la Nuova Zelanda questi Working holiday visa?

Gabriele: Credo stia cominciando un po’ di insofferenza. Per esempio, io lavoro in una cantina abbastanza grande e sono a contatto con più persone. Vedo che c’è una differenza abbastanza percepibile, anche a livello umano, tra i permanent o comunque gli stranieri lì da tanti anni che continuano a venire, rispetto a quelli che arrivano lì per la prima volta. Molte persone mi hanno raccontato che esistono delle leggi abbastanza strette, severe per chi assume stranieri senza aver prima provato ad assumere in qualsiasi modo neozelandesi. È anche un po’ il motivo per cui adesso c’è questa restrizione dei visti; però è una cosa un po’ assurda perché di neozelandesi che vogliano lavorare non ce ne sono così tanti (ride). Credo che questo dipenda dal fatto che la popolazione non è un numerosa e il Paese è abbastanza grande. La loro economia si basa molto sul turismo, e la conseguenza è che stanno tutti abbastanza bene e c’è un welfare alto. Per quel che posso aver visto, questa situazione di agiatezza si riflette anche nel loro modo di pensare e di lavorare.

Riccardo: Per esempio il nostro autista, che penso lavori due/tre ore al giorno, credo non faccia altro nella vita: ci porta avanti e indietro e basta. (Risate) Nella mia cantina siamo a prevalenza working holiday europei e sudamericani, anche abbastanza canadesi e qualche americano. Però ci sono pochi neozelandesi, pochi kiwi e che occupano posizioni di rilievo o comunque di lavori tranquilli e facili. I supervisor dei team di lavoro più pesanti sono per la maggior parte europei.

C’è possibilità, per chi lavora lì, di riuscire a ricoprire incarichi più alti, col tempo?

Gabriele: Sì, sicuramente qualche possibilità c’è. Ci sono delle persone che dopo un po’ di anni di esperienza riescono a farsi conoscere dai capi e ad andare avanti. L’anno scorso ho lavorato con un ragazzo italiano che era alla quarta vendemmia nella stessa cantina era diventato enologo dei rossi, dunque una posizione abbastanza importante, di tutto rispetto. La possibilità c’è, chiaramente non alla prima esperienza...credo che tutto stia nel farsi conoscere

Riccardo: Nella mia cantina sono pochi i neozelandesi. Un winemaker è sudafricano, un altro è ucraino e tutti i supervisor sono europei. Perciò, dopo un anno è abbastanza facile scalare un po’ le posizioni.

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ESPERIENZA E PROSPETTIVE

Un futuro scritto nel vino

Pensate che questa esperienza possa essere spendibile positivamente per la vostra carriera?

Gabriele: Spero proprio di sì, e questo è uno dei motivi per cui ho deciso di fare questa esperienza all’estero. Il fatto di essere all’estero, al di là di dove sia, vuol dire che sei indipendente; lavorare in un Paese con una lingua che non è la tua prova intraprendenza e penso che queste cose vengano prese in considerazione anche da chi legge un curriculum. Poi… quando lo so, te lo dico! (ride)

Riccardo: La cantina in cui sto lavorando io è un grande nome dell’enologia neozelandese e australiana. A parte questo, anche le macchine con cui sto lavorando sono piuttosto avanzante e di un importante marchio italiano, Della Toffola. Sicuramente tutto questo mi darà qualche punto in più: l’essere qui, il nome dell’azienda, le macchine con cui lavoro. Magari non in Italia, perché io spero di andare in California o in America per la prossima vendemmia. Ho visto che questo lavoro mi piace tanto e mi dà la possibilità di poter girare il mondo, dunque voglio continuare a farlo almeno per qualche anno.

C’è chi viene per mettere da parte qualche soldo, ma ci sono molte persone qui, del settore come noi, che vivono l’esperienza in questa maniera.

Probabilmente Gabriele si fermerà fino a metà maggio circa, un po’ dopo la fine della stagione, e poi tornerà in Italia.

Riccardo vuole prolungare il più possibile il suo lavoro, quindi fino al 12 giugno almeno e poi girare un po’ la Nuova Zelanda e qualche altra mèta, magari la California (forse senza passare dall’Italia) comunque continuando a fare il cellar handing in giro.

Cosa vedete nel vostro futuro? L’Italia c’è?

Gabriele: Di titolo, siamo entrambi enologi e speriamo entrambi di diventarlo di ruolo, anche se non è così facile! Non avendo una famiglia con una cantina o collegata al mondo del vino, era fondamentale puntare sull’esperienza.

Sono abbastanza aperto a quello che può succedere e tengo gli occhi aperti un po’ dappertutto.

Riccardo: Io sto realmente pensando di andare in America o in Canada a luglio-agosto proprio per la prossima vendemmia. Poi Australia-Nuova Zelanda insieme, se riesco, e magari un’altra vendemmia. E poi mi piacerebbe tantissimo riuscire a fare una vendemmia in Giappone, quello sarebbe un sogno per me! Anche se è parecchio difficile entrarci.

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UN UNICO CONSIGLIO: non avere paura

Consigli per chi volesse fare lo stesso vostro percorso?

Riccardo: Passa dalla Thailandia! (risate) Il mio consiglio è di sfruttare al massimo internet, perché è uno strumento utilissimo: l’appartamento l’ho trovato con Facebook, e sempre lì ho trovato tantissime offerte di lavoro in Australia e Nuova Zelanda. E di buttarsi, anche se non si ha mai lavorato in una cantina o si è alla prima esperienza.

Gabriele: Non abbiate paura e buttatevi! L’anno scorso anche io, prima di partire, ero un po’ in ansia e mi sembrava tutto lontanissimo (e in effetti lo è), però è tutto fattibile. Una volta che arrivi qui e vedi che ci sono tante persone che hanno fatto la tua stessa scelta, si trovano bene e non hanno grossi problemi, sicuramente ti fa cambiare la percezione.

Ci salutiamo con la promessa di ricevere qualche loro fotografia da inserire nell’articolo. E si fermano un attimo a raccontarmi del cielo neozelandese:

Gabriele: Una delle cose più belle qui è il cielo! Per vari motivi, tra cui il fatto che c’è il buco dell’ozono sopra (ne parla anche la NASA), è incredibilmente nitido. In alta definizione! Per cui la maggior parte delle foto della Nuova Zelanda sono colline o stelle.

Riccardo: La cosa bellissima è che, durante il tramonto, puoi girarti a 360° e vedere una miriade di colori intorno a te in continuo cambiamento.

Giovedì, 26 Aprile 2018

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