Fra Confucio e la Cina oggi: Chiara Bertamini a Shanghai

A metà fra passato e futuro, Chiara, studia lingua e cultura cinese a Shanghai, da dove osserva con grande attenzione il mondo che la circonda e le sue antiche radici nei testi che parlano di Confucio. Perché, come precisa Chiara non abbiamo testi di cui è lui autore in prima persona.

Come in molti casi con il giro di amicizie siamo arrivati fino in Cina. Chiara Bertamini, classe 1993 di Arco (Trento), si trova a Shanghai da agosto 2016.

Questa non è la sua prima permanenza nel lontano Oriente: nel 2014 aveva studiato per un semestre a Pechino, città che le è rimasta nel cuore, come molte delle città che ha potuto visitare di questo sterminato paese, come Nanchino, Hangzhou e Chengdu, quest'ultima situata nella splendida provincia del Sichuan, solo per citarne alcuni.

Questa volta è arrivata in Cina grazie ad una borsa del Ministero degli esteri italiano: il concorso era riservato a 14 studenti italiani, a cui facevano da contrappeso altrettanti studenti cinesi giunti in Italia; le due nazioni interagiscono anche finanziando gli studenti che ospitano.

Ci ha raccontato di essere stata molto felice di aver ottenuto questa sovvenzione, anche se sa che ci sono diverse possibilità garantite da associazioni cinesi, delle quale la più nota è l’Istituto Confucio presente in tutto il mondo, o italiane legate agli atenei, come il programma Overseas.

Ed è ancora Confucio il fil rouge che la lega a questa civiltà: il suo percorso di studi iniziato a Ca’ Foscari si sta ora completando con l’analisi di manoscritti del III-IV secolo a.C. che trattano la figura di Confucio, appunto, conservati al Museo di Shanghai. Chiara racconta che i cinesi sono molto gelosi dei propri beni culturali tanto che lei stessa, così come molti altri studiosi con maggiore esperienza alle spalle, è mai riuscita a vedere i manoscritti , scritti su bamboo. E c’è da credere che siano fragilissimi e preziosissimi allo stesso tempo.

Nel descrivere il suo lavoro di tesi Chiara è (ovviamente) affascinata dal tema e dalla lingua. Il contenuto filosofico dei testi e la lingua le sono apparsi subito avvincenti e sono un modo per avvicinarsi sempre più a questa cultura interessantissima.

Chiara racconta che, accanto a chi conosce il mondo cinese per interesse verso questa economia che sta diventando la seconda più forte del mondo, c’è chi vuole comprenderne gli aspetti più reconditi, la cultura, la lingua appunto, che hanno incontestabili elementi di bellezza difficili da circoscrivere.

Immagina così il suo futuro in un ambito che le permetta di continuare a studiare.

Il futuro, già. I dottorati in Italia sono per pochissimi posti, quindi spera di poter continuare a studiare, magari all’estero, dove c’è una maggiore disponibilità ad investire nella cultura.

Il suo percorso di studio l’avrebbe comunque portata a studiare via dall’Italia, ma non scarta a priori l'idea di continuare a studiare e lavorare in Italia, sebbene le attuali condizioni non facciano nutrire molte speranze.

Ma accanto all’attenzione per la cultura, Chiara è grande osservatrice del mondo che la circonda. Lei vive come molti studenti non cinesi in un campus universitario pensato come le strutture americane: vi sono non solo le aule di studio, ma è una piccola città con negozi, spazi di divertimento. Come accade in quasi tutte le università cinesi che ospitano studenti stranieri, però, il dormitorio degli alunni internazionali è separato da quello dei ragazzi cinesi, e tra i due vi è uno scarto di qualità non indifferente.

E’ un fatto però che per i giovani in Cina lo studio è un’attività molto importante e soggetta a fortissime aspettative da parte delle famiglie. Dice Chiara che la politica del figlio unico voluta dal governo comunista cinese ha portato le famiglie a investire molto sul proprio figlio, dal quale tutti si aspettano risultati brillanti e positivi fin dalle scuole dell’infanzia. Perchè, spiega Chiara, il percorso è forzato fin dall’inizio: alle migliori scuole si accede solo provenendo dalle migliori scuole, e non tutte le famiglie sono nelle condizioni di accedere ai migliori servizi. La scuola dell'obbligo non è a pagamento, quindi più che una questione economica è di opportunità e di ‘lotta contro il caso’ e le differenze sociali, che colpiscono in modo particolare le minoranze. Infatti chi nasce in una grande città della costa ha più possibilità di entrare in buone scuole che forniscono una preparazione migliore. Viceversa, se un bambino nasce in una famiglia, magari di una minoranza etnica e di una provincia povera dell'ovest avrà accesso a scuole meno quotate e più difficile sarà il suo percorso. Gli aiuti nazionali ci sono per entrare in università, ma le condizioni per poterne avere diritto sono riservate a famiglie in condizioni estreme di indigenza. Così per la maggior parte dei bambini e poi adolescenti la scuola è un percorso a marce forzate, fra prove, risultati e aspettative.

Tanto che Chiara racconta che l’età dell’adolescenza, con le esperienze di libertà, le passioni e la leggerezza di quegli anni è trasferita al periodo dell’università, quando i ragazzi cominciano a vedere la fine e possono rilassarsi un po’.

Un altro fatto per noi è sconcertante: a decidere il percorso di studi e anche universitario sono molto spesso le famiglie che danno materialmente ai figli la possibilità di studiare e progettano per loro il futuro.

Chiara poi ha osservato anche molto la società dove si è trovata a vivere o solo a transitare.

Nei confronti degli stranieri c’è un rapporto che lei definisce ambivalente: ti fermano per farsi fotografare con te, ma il contatto reale si realizza solo con giovani che hanno realizzato un percorso internazionale di studio o di lavoro; meno facile è entrare in contatto con persone più anziane.

Ci sono poi forme di razzismo nei confronti dei neri e i rapporti non sono molto buoni con i Giapponesi ma per ragioni di conflittualità storica.

Da parte nostra la Cina non è uno stato che conosciamo davvero; spesso, dice Chiara, quando pensiamo alla società cinese prevalgono gli stereotipi (inquinamento, affollamento delle città...) che non sono certo positivi come verso la società giapponese.

Eppure questa è una nazione con una storia millenaria, una cultura ancora poco conosciuta ed una lingua affascinante, difficile da avvicinare se non con molto impegno.

Chiara oltre che studentessa ama molto viaggiare e presto, prima di rientrare in Italia per la laurea, riprenderà a conoscere angoli riposti della ‘sua’ Cina.

E poi, chissà?

(Monica Ronchini)

Foto di Chiara Bertamini

  1. Bund, Shanghai
  2. Palazzo imperiale Gugong a Pechino
  3. Giardini di Suzhou
  4. Huanglong nella provincia di Sichuan
  5. Lago Ovest Xiuh a Hangzhou

Mercoledì, 07 Giugno 2017 - Ultima modifica: Lunedì, 26 Giugno 2017

© 2017 Altrove Reporter powered by ComunWEB con il supporto di OpenContent Scarl