Il futuro si sta spostando in Cina e altrettanto farà Bruno

Bruno Felipe ha 21 anni ma le idee piuttosto chiare. È attualmente iscritto al secondo anno presso l’università veneziana Ca’ Foscari, Dipartimento lingue orientali, curriculum Cina. Ha scelto un percorso che gli permettesse di studiare la cultura, la storia, la filosofia e lingua cinesi, poiché è alla ricerca di uno sguardo il più completo possibile sul “mondo Cina” anche perché, ci spiega, l’obiettivo futuro è di trovare lavoro proprio lì.

Due mesi a Shanghai

Bruno è stato due mesi in Cina, più precisamente a Shanghai, nell’estate del 2017 come volontario AIESEC. In un gruppo internazionale di 20 ragazzi, ha avuto modo di praticare il cinese e di insegnare l’inglese a una classe di bambini delle Elementari.

I bambini cinesi, ci spiega, seguono la scuola da settembre a fine maggio, cui segue una scuola estiva che li occupa da giugno ad agosto, sostanzialmente senza avere vacanze.

È rimasto molto stupito e disorientato dal comportamento dei bambini, che ha visto molto, troppo composti e silenziosi, come fossero dei robot. Arrivano puntuali alle 8; dopo mezz’ora di pausa pranzo a mezzogiorno, hanno dalle 13 alle 14 il riposino, e per farlo portano da casa il cuscino e mettono la testa sul banco, non è prevista una stanza per farli riposare.

Oltre all’estrema disciplina, non sono abituati alle dimostrazioni di affetto e molto spesso ha incontrato i pugnetti o le facce spaventate dei bambini quando cercava di abbracciarli per giocare con loro.

Il momento in cui si divertono di più è quando possono competere tra di loro: il disegno più bello, il più veloce a prendere la bandiera,…

Trovare il visto giusto per andare in Cina non è stato facile: per fare il volontario non bastava il permesso turistico, che dura solo 30 giorni. Ha così usato il visto F e, a riprova delle politiche d’ingresso sempre più severe, è anche necessaria una lettera di invito dell’ente ospitante; ciononostante molte volte il consolato cinese in Italia (che si trova a Milano, Firenze, Roma) può anche non accettare la lettera e impedirti l’ingresso in Cina. Aggiunge poi che si deve essere estremamente dettagliati nella documentazione richiesta, nella quale viene davvero chiesto di tutto: “mi hanno addirittura chiesto la scuola di mia sorella! Sono quattro pagine davvero interminabili”. Più delicato ancora il visto lavorativo, molto complesso e difficile da ottenere.

Due mesi a Shanghai sono troppo pochi per conoscere anche solo minimamente la Cina e la sua complessità: ha viaggiato nei week-end, quando c’era tempo, ma non è sicuramente abbastanza. La prima impressione, arrivato in Cina, è stata di spaesamento totale, come essere atterrati su un altro pianeta. La Cina è un Paese distante non solo geograficamente, ma anche culturalmente.

Una cosa che gli è rimasta impressa, negativamente, è l’inquinamento. “Ricordo che, una volta atterrato, ho preso la metropolitana dall’aeroporto di Shanghai per raggiungere il centro: nel momento in cui sono uscito dalla metropolitana, è stato come se mi stesse mancando l’aria. Alla prima boccata, mi sono sentito come se non stessi respirando. Lì l’aria è un terribile mix tra umidità, smog e caldo.” E prosegue: “Dovevo cambiarmi due-tre magliette al giorno perché le temperature erano alte e si sudava tantissimo. L’aria è appesantita dall’umidità e dallo smog. Ti sembra davvero di non respirare. Sembra impossibile poter respirare liberamente come qui. Si dice che un giorno a Pechino equivale a fumare sette sigarette al giorno. Però finché non lo vivo per davvero non so se lo sopporterò o meno”.

In preparazione per Tientsin

I due mesi a Shanghai l’hanno incuriosito e appassionato, tanto da non vedere l’ora di partire a settembre per Tientsin, una città a 200 km a sud-est di Pechino. Una città “piccolina” con 10 mln di abitanti, è infatti la quarta più grande della Cina.

“Ho conosciuto molti studenti che sono andati in Cina e che non si sono trovati bene. Io invece sono molto entusiasta e sono convinto che mi troverò benissimo!”, è il suo primo commento.

 I modi per andare in Cina con l’università Ca’ Foscari sono due: tramite l’Istituto Confucio, che eroga borse di studio che coprono tutte le spese e danno anche un sussidio mensile, oppure ci sono i bandi universitari, come l’Overseas (quello grazie al quale Bruno partirà), che invece copre solo i costi di viaggio e del visto.

Le megalopoli, soprattutto nei centri città, richiedono un budget molto alto e, come esplicitato nel permesso di studio, chi si reca in Cina per studiare non potrà in alcun modo arrotondare con qualche lavoretto. Se lo scoprissero, sarebbero guai per lui; e lì la legge è molto rispettata.

Non vuole farsi influenzare dalle esperienze o dai racconti di chi ci è già stato. Capisce bene i compagni che sono spaventati all’idea di andare a studiare per sei mesi o un anno in Cina, l’impatto è stato molto forte anche per lui. È anche un po’ spaventato dall’integrazione e dalle differenze, ma in realtà non ci pensa troppo. “Ognuno ha la propria esperienza e finché non lo vivo non so dire se mi piace o non mi piace. L’esperienza a Shanghai mi ha dato un piccolo assaggio, ma c’è ancora tanto da scoprire!”.

Italia. Cina. Futuro.

Alla domanda se pensa che la Cina stia diventando sempre più interessante per l’Italia, la risposta è positiva: basti pensare che fino a due anni fa l’accesso al curriculum Cina era libero, mentre adesso c’è un test di selezione perché le richieste sono diventate tantissime. C’è quindi un interesse sempre maggiore, una volontà di conoscenza di un Paese sempre più forte e importante nel panorama mondiale. La Cina si sta evolvendo e sta anche influenzando tutto il mondo.

Dopo il periodo trascorso a Tientsin, vuole fare una magistrale in Economia, possibilmente in Cina.

Il suo obiettivo è diventare un responsabile della comunicazione per qualche impresa o azienda, preferibilmente in Cina, e viaggiare per le diverse sedi della compagnia sfruttando le sue conoscenze linguistiche (italiano, inglese, spagnolo). È infatti convinto che la conoscenza delle lingue sia un mezzo molto utile per essere competitivi sul lavoro.

Ci salutiamo con l’augurio di una buona estate e la speranza di rivederlo prima della sua partenza a settembre.

Venerdì, 01 Giugno 2018

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