Un anno nelle scuole del mondo, incognito investimento

Johan Mario Franck Fournel e Cesare Straffelini ci guidano alla scoperta di un'opportunità per gli studenti delle scuole superiori: il quarto anno all'estero.

Da qualche anno è disponibile per gli studenti delle scuole superiori la possibilità di trascorrere il quarto anno o parte di esso in un paese straniero. Noi ci siamo prefissi di indagare su questa potenzialità per favorire la sua diffusione tra i ragazzi negli anni futuri e perché crediamo che una maggiore informazione possa facilitare la scelta. Così abbiamo chiesto ad alcuni studenti, che hanno già fatto o stanno per fare quest'esperienza, di raccontare le loro storie.

Questo fenomeno si sta diffondendo assai negli ultimi anni: secondo l'Osservatorio Nazionale sull'Internazionalizzazione delle Scuole, se da una parte nel 2011 in tutta Italia erano circa 5000 gli studenti a svolgere questa iniziativa, dopo solamente tre anni sono stati 7800, circa il 56% in più. Le destinazioni più gettonate sono gli USA, l'Australia e l'Inghilterra, con la palese intenzione di imparare una lingua straniera, quale l'inglese. Anche l'opposto sta aumentando: se nel 2011 gli studenti stranieri in Italia con un programma di scambio erano 2800, nel giro di tre anni sono aumentati a 3200.

Quali possono essere le motivazioni che possono spingere uno studente a vivere per un anno lontano da casa e a staccarsi dall'ambiente in cui è cresciuto? Come detto prima, certamente il voler imparare l'inglese o comunque un'altra lingua straniera, ma non è il solo motivo: c'è chi vuole acquisire indipendenza, mettersi alla prova, vedere il mondo da un altro punto di vista.

È il caso di Filippo Miserocchi, un ragazzo che ha appena finito di frequentare il terzo anno del Liceo Andrea Maffei, indirizzo scientifico (nella foto, con la fidanzata Anna). “Voglio vedere com'è il mondo dall'altra parte, agli antipodi di Riva del Garda” ci ha detto quando l'abbiamo intervistato. Intorno a metà agosto prenderà il primo volo per Vancouver, amena città canadese. Ha preso la decisione di partire quasi un anno fa, prima dell'inizio del terzo anno, vedendo che questa iniziativa stava diventando di moda. Perché andare proprio in Canada? Filippo era improntato ad andare nell'America del Nord, perché era già stato negli USA qualche anno prima e ne era rimasto affascinato. A differenza della media italiana però Filippo ha rifiutato gli USA preferendo loro il più “rilassato” Canada. Sapendo di già che il livello generale nelle scuole americane è inferiore al nostro ha progettato di investire il tempo recuperato per stare in contatto con i professori e perdere meno programma possibile.

Ad essere andata negli USA è stata invece Carolina Fontana, studentessa che sta per iniziare il quinto anno del liceo scientifico (nella foto, con la sua seconda famiglia ospitante in America); ha frequentato l'intero quarto anno a Gulfport, nel Mississipi. Carolina principalmente è rimasta stupita dalle abitudini di vita degli studenti americani: dopo una lunga mattinata di scuola, che dura dalle otto alle quindici, i ragazzi si fermano nell'edificio scolastico per prender parte a gruppi sportivi o ludici. Carolina ha detto che “la vita in America è più easy”, perché molto meno impegnativa di quella in Italia. Inoltre dato che gli americani dopo le scuole medie non differenziano il percorso educativo, il livello generale è molto più basso rispetto alle nostre scuole superiori. In aggiunta, gli studenti vengono valutati solamente sulla base di test a crocette, e questo secondo Carolina non è un bene: “dubito che in un percorso di quattro anni questo metodo possa valutare bene uno studente”, ha detto, aggiungendo anche che “i professori sono tutti giovanissimi” e che guarda la scuola americana con sguardo critico.

Ma l'America ha dei pro e anche dei contro, non è il paese dei balocchi” ha aggiunto Carolina, raccontandoci la sua disavventura: nella sua famiglia ospitante si trovava male, dice che erano pazzi e avevano una cultura davvero bassa se non assente, considerata anche la loro passione per i fucili e per la caccia. Così dopo tre mesi di infelicità, diatribe e continue chiamate ai genitori è stata trasferita in un'altra famiglia, con tre figli all'incirca della sua età: lì si è trovata incantevolmente bene, non ha avuto più il bisogno di telefonare sempre in Italia e gli ultimi sette mesi sono passati in un lampo. Ora che è tornata è contenta della sua esperienza, ha imparato molto meglio l'inglese, e ha affermato che adesso ha “la consapevolezza che posso farcela con le mie forze”.

Imparare l'inglese non è però la principale motivazione per svolgere il quarto anno all'estero: Filippo, che conosce già quasi perfettamente la lingua britannica, dice di aver scelto di andare un anno in Canada perché ha pensato che sarebbe stato interessante “provare a vedere come avrei reagito dopo un anno di distanza da tutta la mia vita di una volta”. Filippo inoltre, a differenza della maggior parte degli studenti, non ha fatto uso di un'associazione per organizzare il viaggio: dice che l'unico ostacolo è la burocrazia, ma non bisogna preoccuparsi troppo e in questo modo ha risparmiato oltre settemila euro e ha potuto scegliere non solo lo stato ma addirittura la città, il distretto e la scuola, cosa impossibile altrimenti.

Che si faccia uso di associazioni o meno, c'è la possibilità di alleggerire la spesa economica facendo domanda per una borsa di studio fornita dalla provincia, dalla regione o addirittura dall'Unione Europea. Per chi sta già pensando al test da superare, ecco una buona notizia: l'unico ostacolo tra lo studente e il finanziamento sono la pagella dell'anno precedente e il reddito della famiglia. Spediti quelli bisognerà aspettare le graduatorie che determineranno la quantità di soldi elargiti.

Anche Arianna Bortoli, studentessa che ha appena finito di frequentare il terzo anno del liceo classico (nella foto qui sopra), ha efficientemente organizzato il viaggio da sola, risparmiando più della metà dei soldi che avrebbe speso alternativamente: la settimana prossima partirà per Sydney. Ha deciso di partire a luglio e tornare a dicembre così da perdere meno scuola possibile qui in Italia. Inoltre, ha potuto scegliere la famiglia ospitante, che i suoi genitori conoscevano già, per evitare problemi come quelli accaduti a Carolina. Quando Arianna, in una sera di metà febbraio, ha deciso improvvisamente di andare all'estero durante il quarto anno, sua mamma non era molto contenta della sua decisione però, grazie all'aiuto di suo papà, è riuscita a convincerla.

Tra gli insegnanti invece non ha avuto oppositori; infatti, come ci ha detto Anna Maria Bisi (nella foto), docente di italiano e latino al liceo scientifico, “non mi è mai capitato di averlo sconsigliato, perché le persone che me l'hanno chiesto lo hanno fatto per motivi fondati”: questo sta a significare che solitamente chi vuole andare un anno all'estero ci pensa due volte prima di spendere migliaia di euro: “se dev'essere solo un anno di svago ovvio che non serve, se uno lo vive come un'esperienza formativa invece ben venga” ha continuato Anna Maria. Quello che conta non è seguire assiduamente sia il “programma straniero” che quello italiano ma mantenere un buon livello di studio. “E il metodo che è diverso ed è quello che deve essere recuperato. Chi torna dice di dover recuperare un’abitudine costante allo studio”. Poi dopo aver recuperato quello non si incontrano particolari problemi nell'apprendere delle conoscenze.

La scuola all'estero è diversa da quella qua: abbiamo già sentito da Carolina come funziona la scuola negli USA, ma anche Filippo ed Arianna ci hanno parlato del funzionamento delle scuole che andranno a frequentare rispettivamente in Canada e in Australia: si possono scegliere le materie da fare da un ampio gruppo, che comprende principalmente materie scientifiche; dato che ad entrambi piacciono molto sono contenti di questo e hanno deciso di seguire corsi come matematica, fisica, analisi, chimica, biologia, e così via. Allo stesso tempo però sono entrambi un po' preoccupati di perdere il programma delle materie umanistiche (storia, filosofia, italiano, latino e per Arianna anche greco). Filippo ci ha detto che cercherà di tenersi al passo con le lezioni italiane; ne abbiamo parlato con Anna Maria, che è la sua insegnante, e ci ha risposto che “se questo fosse vero sarebbe auspicabile e bello, però non mi meraviglierei se ciò non capitasse”. Infatti secondo lei “al di là di quella che può essere la buona volontà dello studente, effettivamente si è inseriti ed assorbiti in un'altra realtà, in un altro contesto, in un'altra dimensione”.

I contatti tra studenti e insegnanti solitamente ci sono, e così si possono condividere materiali e appunti; poi quando uno studente torna deve superare degli esami per l'ammissione al quinto anno, principalmente sulle materie non studiate altrove. Arianna crede che all'inizio farà un po' di fatica ad ingranare la marcia, però spera di ritornare pian piano come prima; Filippo progetta di tenersi bene in contatto con i professori durante l'anno, seguendo il programma e recuperando appieno, non vuole prendere la cosa sotto gamba per non avere problemi a sincronizzarsi con il resto della classe. Carolina non vede l'ora di ricominciare con i ritmi italiani, sostiene infatti che la scuola in America sia troppo lenta e blanda. Concorda inoltre con i consigli della professoressa riguardo ad un costante metodo di studio.

Abbiamo intervistato anche Anna Gobber, fidanzata di Filippo Miserocchi: “sarà difficile il distacco – ha detto – però è una bella esperienza, molto costruttiva per la coppia”. Potranno testare la solidità del loro rapporto anche con 12 ore di fuso orario. Anna invece non andrà all'estero durante il suo quarto anno perché ritiene eccessiva la spesa. Filippo comunque ci ha detto che metterà in valigia una foto della ragazza, accanto a quella di Ciro il gatto napoletano.

Giovedì, 07 Luglio 2016

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