Martina Dal Brollo: Trento - Barcellona - Rotterdam - Pechino - Trento 1/2

Martina Dal Brollo è nata a Trento nel 1991 ed è una delle artiste chiamate a esporre alla mostra Generazione Erasmus, conclusasi la prima settimana di dicembre. Abbiamo avuto il piacere di incontrarla qualche giorno dopo a Spormaggiore, nel suo laboratorio che condivide con la madre e la sorella dove, tra le altre cose, ci ha un po' raccontato dei suoi lavori e delle città in cui ha vissuto.

Adesso dice di volersi fermare un po' in Trentino ed è curiosa di vedere se tutto quello che ha studiato e le esperienze che ha fatto potranno servire anche sul suo territorio. Sicuramente le piacerebbe tanto fermarsi.

Martina Dal Brollo è nata a Trento nel 1991 ed è una delle artiste chiamate a esporre alla mostra Generazione Erasmus, conclusasi la prima settimana di dicembre (qui la recensione). Abbiamo avuto il piacere di incontrarla qualche giorno dopo a Spormaggiore, nel suo laboratorio che condivide con la madre e la sorella dove, tra le altre cose, ci ha un po' raccontato dei suoi lavori e delle città in cui ha vissuto.

Adesso dice di volersi fermare un po' in Trentino ed è curiosa di vedere se tutto quello che ha studiato e le esperienze che ha fatto possono servire anche sul suo territorio. Sicuramente le piacerebbe tanto fermarsi.

Eri giovanissima quando hai deciso di spostarsi all'estero, avevi appena terminato le superiori. osa ti ha spinto a partire e cosa ti aspettavi? Come mai hai scelto Barcellona?

Ho deciso di andare a Barcellona a 18 anni per studiare in seguito a una chiacchierata con mio cugino, che già viveva lì e che mi aveva consigliato di dare un'occhiata a questa accademia. Sono andata a vederla e mi è piaciuta tantissimo; dopo la montagna di burocrazia, mi sono spostata.

Barcellona è una città dinamica, giovane, dove ci sono tantissimi eventi anche culturalie artstici (e questo è sicuramente un motivo che mi ha spinto ad andare là) e anche il fatto che in Italia non avevo trovato delle Accademie che mi piacessero davvero perché cercavo qualcosa di nuovo.

Il liceo artistico di Trento a me ha dato tantissimo a livello tecnico, però volevo indagare anche altri aspetti. Barcellona è stata molto positiva perché a differenza delle accademie italiane i primi due anni si possono scegliere un po' tutte le materie (pittura, fotografia, scultura, grafica,...) e poi dal terzo anno si sceglie. Io ho scelto il percorso di Scultura e installazione e ho avuto la fortuna di incontrare un insegnante davvero valido (che è anche un artista), Josep Cerdà. Lui si occupa di scultura sonora e mi ha aperto gli occhi sul tema del suono e sul fatto che anche il suono può essere usato come elemento espressivo molto importante.

Com'è il rapporto tra la città e la Facultat? Pensi che la sua presenza sia da stimolo?

Sicuramente c'è un rapporto vivo tra l'Accademia e la città anche se, dal mio punto di vista, è un po' difficile poi entrare nel mondo professionale perché comunque è una città molto competitiva e ci sono molte persone che arrivano in cerca di fortuna. Se non sai il catalano e se non sei lì da tanti anni, è un po' difficile secondo me. Però culturalmente parlando è davvero varia: c'è il MACBA, l'Arst Santa Mónica,... anche tantissimi piccoli centri, anche di case occupate,...

Particolare di Contenitori di tempo, 2014, tecnica mista

Contenitori di tempo

Il mio trabajo final (la mia tesi) è stato un'installazione interattiva che si chiama Contenitori di tempo. È un'opera di carattere interattivo costituita da quattro forme che ricordano un po' quella delle crisalidi. Ogni forma è realizzata con una tecnica diversa (vetro molato, bronzo, carta e ceramica) e all'interno di ognuna ho inserito un suono relativo al processo di lavorazione di queste forme. Per esempio in quella di bronzo si può sentire lo scapello che libera la forma dal calco e in quella di vetro le mole che girano.

L'idea era quella di inserire il passato di queste forme all'interno di una forma che si vede nel presente. Quello che mi interessava è che fosse il pubblico ad attivare il suono e quindi avvicinandosi lo spettatore può sentire cosa c'è dentro: all'interno c'è un arduino che funge un po' da mp3 che viene attivato grazie a un sensore a infrarossi. È stata la prima di tante altre collaborazioni con Gabriel Garcia Rojas, un ingegnere elettronico.

Nonostante tutto, durante il periodo a Barcellona, hai pensato bene di andare in Erasmus a Rotterdam. Com'è l'ambiente?

In realtà io volevo andare a Londra, però in quel momento non c'era disponibilità. Mi hanno parlato molto bene della Willem de Kooning Academy e mi sono convinta dopo aver parlato con una ragazza che l'aveva frequentata. Ero al mio ultimo anno e ho pensato di cogliere anche questa opportunità.

Si tratta di un'accademia molto diversa rispetto a quella di Barcellona e a quello che ho vissuto in Italia, soprattutto per quanto riguarda il sistema scolastico: lì non ci sono molte lezioni frontali, ma gruppi di lavoro dove ognuno può dire la propria e i professori ti aiutano e stimolano e ti aiutano a uscire dall'accademia e a introdurti nel mondo del lavoro e delle gallerie di là. Mi è piaciuto che quando parlavo a un professore di una mia idea, era sempre pronto a indicarmi un centro, una galleria o uno spazio dove poter proporre i miei lavori. Questa cosa non è per nulla scontata e non l'avevo mai trovata in altri luoghi.

All'inizio ero un po' persa proprio perché non c'erano delle lezioni vere e proprie. Poi ho capito che invece dovevo lavorare di più su me stessa e il periodo a Rotterdam è quello dove ho prodotto di più in assoluto, anche rispetto a Barcellona. Anche di interessante c'è che ho scoperto tutto il mondo dell'arduino, che è questa piattaforma elettronica che permette di dare interattività anche alle sculture che prima non credevo possibile.

Sicuramente a Barcellona è stato più facile perché lo spagnolo è una lingua più vicina alla nostra, è un mondo molto aperto e multiculturale, però dove mi sono espressa meglio è stato a Rotterdam, dove mi sono trovata un po' più sola e a ragionare con me stessa su qual era la mia poetica.

 È stato un confronto importante: risceglierei Rotterdam, se dovessi ripartire.

organic identity

Una delle opere che ritengo più significative del periodo a Rotterdam è nata in seguito a una mia riflessione sul degenerarsi delle superfici urbane e non.

Ho quindi fatto uno studio di una piattaforma metallica e della sua ossidazione; l'ho registrato e poi ho deciso di trasferire questa "pelle" del metallo sulla pelle umana con una proiezione mettendo in relazione l'idea che il corpo umano degenera un po' come il metallo. Ne è uscita un'opera video che poi ho anche deciso di proiettare una terza volta sulle superfici urbane di Rotterdam proprio per creare questa connessione tra la degenarazione cittadina, umana e metallica.

Mercoledì, 31 Gennaio 2018

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